Grazie all’opera di Marsilio Ficino (1433-1499), la riflessione sulle particolarità mentali del temperamento malinconico esercita, nel mondo artistico legato alle Accademie del Rinascimento, un’influenza feconda che possiamo comparare a quella di Goethe sul XIX secolo.

Spirito inquieto che si rivolge ad una generazione emotiva e facilmente perturbabile, Ficino riesamina tutte le tematiche (ansietà, angoscia, instabilità caratteriale) che per gli psicologi dell’antichità sono legate all’attività di Saturno. L’astro della malinconia – sostiene il filosofo - è il più lontano dal centro della terra, ma anche il più lento, il più grave ed oscuro del concerto celeste. Divinità tutelare della Malinconia, del genio e del malessere, Saturno è per sua natura ostile ad una esistenza normale. Astro de l'extremitas, definito da  Ficino quodammodo dissonum, Saturno distrugge l’equilibrio armonioso degli umori e corrompendo l’equilibrio del pensiero fa sprofondare il malinconico in una condizione “tragica” dove alla profonda prostrazione si alternano momenti di esaltazione maniacale e furore.

 Questa ciclotimia sinusoidale trova la sua più eloquente espressione nella definizione classica di dissonanza intesa come opposizione di forze contrastanti e inconciliabili. Demone dei contrari, nemico della giusta misura e della mediocrità, Saturno può costringere l’immaginazione nelle più oscure voragini dell’informe e/o elevare il pensiero umano verso le sfere più sublimi della conoscenza. Dire che “il tipo saturnino” definisce un temperamento atto alla contemplazione, significherebbe fornire una descrizione approssimativa della realtà. La Malinconia fa alternare e coesistere stati di profonda catatonia e d’ardore entusiasta, che possono metamorfosizzare il più brutale degli artisti in un alter Deus, un essere superiore, ispirato, divino e sinistro, angelico e demoniaco, stupido, ma dotato, a volte, d’una rapidità d’azione extra-ordinaria.

L’idea di fondare la filosofia moderna del genio creatore sul mito di Saturno, è per Ficino una consequenza logica ed ovvia. I suoi contemporaei descrivono Ficino che canta accompagnandosi alla lira, gl’occhi estaticamente rivolti al cielo come una Santa Cecilia, trasportato dall’ebbrezza dell’entusiasmo ed ebbro dei vapori della bile nera. Medico, umanista, filosofo e musicus, Ficino ha saputo isolare nei testi delle autorità Greco-latine i principi di una farmacopea musicale delle passioni che gli hanno permesso di tradurre le qualità dell’anima in qualità sonore. L’armonia discordante del temperamento malinconico può quindi prendere corpo negli elementi musicali della composizione che un’esegesi lucida della partitura potrà facilmente identificare.

Brenno Boccadoro, Università di Ginevra

SATURNO E LA POLIFONIA

Cor mio volunturioso - Anonyme

Se quel dolor  – Luca Marenzio

Ballo delle Ombre - Mauritio Cazzati

Mercé, grido piangendo - Carlo Gesualdo