All'epoca di John Dowland, il motivo che introduce le sue Lachrimae ha già una lunga storia. Figura infatti in un gran numero di composizioni franco-fiamminghe quattrocentesche, se ne ritrovano le traccie nel Lamento di Orfeo di Poliziano messo in musica da Costanzo Festa, Francesco Layolle, Philippe Verdelot et Matteo Rampollini. Infine, come basso ostinato, servirà le pagine più oscure della nascente Opera barocca.

 

Le sette pavane che Dowland presenta, costituiscono, come egli stesso dichiara nel frontespizio dell’edizione, una lunga meditazione sul dolore. Il dolore di cui Dowland ci vuol parlare, è un dolore prigioniero di un circolo vizioso di elementi che lo riconducono ogni volta alla sua origine, e, come un’idea ossessiva che ad ogni suo ritorno si arricchisce di sfumature e complicazioini sempre nuove, così nei ritorni di Dowland, il materiale sonoro che abita la partitura subisce infinite ma minime metamorfosi.

 

 

Il dolore è ancorato nel profondo della coscienza e dal profondo la agita. La supremazia delle due voci di cantus viene sempre più turbata dall’attività incalzante delle tre voci più gravi. Nel loro sviluppo, le Lachrimae si caricano sempre più degli attributi di una gravitas fatale e il perpetuo riapparire degli elementi sopra descritti ci conduce al termine della composizione ad una lunghissima sospensione armonica. Qui il tessuto musicale sembra dissolversi, annientarsi, impaludarsi e ridursi ad una muta immobilità. è così che Dowland, semper dolens, fa parlare il silenzio dell’impotenza umana nell’esperienza dolorosa.

 

 

THE ANATOMY OF MELANCHOLY

John Dowland - Lachrimae coctae

Johan Dowland - Lachrimae antiquae

Consonanze stravaganti - G. M. Trabaci

Giga detta la bargellina - M. Cazzati